VV.AA. – SESSION6 – Tributetojohnpeel.org

coverAutore : VV.AA.

Titolo : SESSION6

Etichetta : TRIBUTETOJOHNPEEL.ORG

Non credo sia possibile quantificare la fondamentale importanza che la figura di John Peel ha avuto per il mondo del rock’n’roll; se è universalmente riconosciuto il suo ruolo di instancabile talent-scout e formidabile ‘anticipatore’ di tendenze, è altrettanto importante ricordarlo per il fatto di essere stato innanzitutto un puro e semplice ‘music fan’; un uomo che per l’intero corso della sua ultraquarantennale carriera è stato motivato in tutte le sue scelte unicamente dalla genuina passione per il lavoro che svolgeva (il puro concentrato del John Peel pensiero è stato espresso in maniera esemplare da lui stesso quando, interpellato sugli stimoli che lo motivavano nella sua professione, rispose con un disarmante: “I just want to hear something I haven’t heard before”). Tale è stato il rispetto riconosciutogli in vita da musicisti, giornalisti e semplici appassionati, che non desta meraviglia assistere oggi, a quasi due anni dalla sua scomparsa, ad un continuo proliferare su tutti i media di iniziative tese ad omaggiarne la figura, quando non a volerne proseguire idealmente l’operato. E’ precisamente in questa direzione che si muove l’etichetta responsabile della pubblicazione della compilation in esame; ossequiosa fin nella scelta della denominazione, questa Tributetojohnpeel.org si pone l’intento dichiarato di andare alla ricerca di musicisti emergenti e di talento, ai quali offrire una ribalta inserendoli di volta in volta in una serie di raccolte, volutamente identificate con l’appellativo di ’sessions’. Sebbene nel corso delle selezioni fin qui pubblicate si sia voluto onorare lo spirito delle sessions originarie, preferendo prescindere dall’approfondire un genere in particolare, questa sesta release (la ’session6′ per l’appunto) vede protagoniste una serie di bands accomunate dalla propensione verso un sound ‘chitarristico’. L’onore dell’apertura delle danze spetta ai Don Vito, da Lipsia, brutale terzetto dedito ad un sound strumentale di evidente matrice HC, che vede chitarra/basso/batteria attorcersi su se stessi, erigendo fulminanti architetture noise; per palati forti. A seguire i Ten Volt Shock, altro terzetto con base in Germania (Friburgo), incline ad una forma più organizzata di post-HC, caratterizzata da una maggiore compattezza strumentale e da ritmiche più ordinate e marziali, a scapito però dell’impatto e della spontaneità.
infants.jpgPiù interessanti gli Infants, enigmatica formazione dalla provenienza non ben specificata (la loro homepage recita ‘Oslo, Tokyo, London, United Kingdom’); nella loro ‘Information’ i suoni tornano caotici e sconnessi, a delineare in principio coordinate sfacciatamente no-newyorkesi (quasi dei Contortions privati del sax), salvo poi virare inaspettatamente verso uno sgangherato finale stoner-rock! Disorientanti! Le geometrie matematiche della chitarra e i voli free del sax donano all’attacco della successiva ‘L’Alchimie du Monstre’ degli alsaziani Enregistré par Steve Albini, echi di certo progressive canterburiano, frammisti a sonorità di derivazione post-rock. Nell’insieme un sound tutto sommato convincente, sebbene non eccessivamente personale. Ancora trame strumentali per i seguenti Alarma man, quartetto di imberbi svedesi di Goteborg qui a proporci la loro ‘High Tech Towers’, che appare poco più del solito esercizio post-tutto (postpunk, postHC, postrock), diligente compitino di fine-esame alla scuola Fugazi (ma i maestri sono ancora ben lontani). I francesi Death to Pigs si aggiudicano la palma per la scelta del miglior titolo, rievocando atmosfere da b-movie spagnolo con il loro ‘La bestia en calor’, 120 secondi di punk-wave schizoide animata da pulsioni industriali.
mywaymylove.jpgL’unica formazione asiatica del lotto (e tra l’altro l’anche l’unica ad avere all’attivo un tour italiano), paradossalmente è anche quella più legata a sonorità smaccatamente occidentali; a formare l’ossatura delle canzoni dei nippon rockers My Way My Love contribuiscono in egual misura riferimenti surf, garage, punk e hard-blues, anche se in questa ‘With a Loose Gripp’ l’influenza più palese sembra essere quella della prima ondata wave inglese (Joy Division soprattutto). Basso e batteria sono invece i soli protagonisti della successiva ‘I’ dei francesi Gâtechien: la solita matrice post-HC acquista spessore grazie all’uso di strutture ritmiche complesse e al cantato disarticolato del bassista Laurent Paradot, che preferisce modulare indistinti suoni gutturali anzichè affidarsi all’uso di parole di senso compiuto. Se ci fermassimo alle apparenze, i primi 60 secondi di ‘H And Not I’ dei Kimmo non lascerebbero molti dubbi sull’identità della principale fonte di dispirazione di questi finlandesi trapiantati in Francia: troppe sono le affinità tra la voce della cantante Natasha e quella di Bjork, altrettante tra il sound d’insieme della band e quello dei primi Sugarcubes. Proseguendo nell’ascolto, sorprende piacevolmente scoprire atmosfere più elettriche, affini a un certo suono Dischord. soeza.jpgAncora voce femminile per i successivi Soeza, che tradiscono la loro provenienza presentando una ‘Brackish Waters’ dal piglio indie-pop molto ‘british’, caratterizzata dalle delicate armonie vocali che vengono punteggiate da un drumming molto presente (nella formazione allargata a 6 elementi sono presenti ben due batteristi). Più ridotto l’organico dei Quack Quack, da Leeds, che ad una sezione ritmica essenziale ma versatile (menzione d’onore per l’ottimo batterista Neil Turpin), sovrappongono stranianti linee di sinth analogico. Minimalisti nell’assetto strumentale i francesi Chevreuil, duo autore di un math-rock geometrico e squadrato (fortemente ispirato a Don Caballero e Battles), basato sulla iterazione ipnotica di patterns di chitarra sostenuti dagli scarti ritmici della batteria. Calano il sipario i Cau Cational Betreet, autori di una organizzata cacofonia di stampo improvvisativo, che dà però l’impressione di poter essere più incisiva nell’esecuzione live. Promossa a pieni voti dunque questa Tributetojohnpeel, per l’elevata qualità media del materiale selezionato e soprattutto per la lodevole dichiarazione d’intenti; nell’attesa della futura ’session7′ perchè non dedicarsi all’ascolto delle precedenti selezioni?

Don Vito – Antenna (3.6Mb)
Ten Volt Shock – Be Cruel (5.9Mb)

Infants – Information (7.9Mb)
Enregistre par Steve Albini – L’Alchimie du Monstre (10.0Mb)
Alarma Man – High Tech Towers (13.5Mb)
Death to Pigs – La Bestia En Calor (4.9Mb)
My Way My Love – With a Loose Gripp (10.0Mb)

Gatechien – I (6.6Mb)
Kimmo – H And Not I (11.8Mb)
Soeza – Brackish Waters (5.3Mb)
Quack Quack- Cut Me Some Slacks (9.8Mb)
Chevreuil – Capcombat (3.9Mb)
Cau_Cational Betreet – Zeus Engine (14.3Mb)

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